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February 13 2025 | News

Rosà e il suo ritratto: tra storia e contemporaneità

Tratto da Bassano.net - Laura Vicenzi
11 febbraio 2025

Ultimo fine settimana di apertura, per la mostra “Rosà. Ritratto di una Città”, allestita nella chiesa di San Giovanni Battista, nel centro storico di Bassano.
La collettiva è stata realizzata dalla Fondazione The Bank ETS - Istituto per gli Studi sulla Pittura Contemporanea in collaborazione con il gruppo della parrocchia di Sant’Antonio Abate di Rosà coordinato da Alfio Piotto, sodalizio a cui fa capo un fitto calendario di eventi e celebrazioni che interesseranno tutto il 2025, e che hanno preso il via in musica, con un concerto dedicato, lo scorso 18 gennaio. Al centro, i festeggiamenti per i 500 anni di storia della comunità. La mostra è stata realizzata con il patrocinio di Regione del Veneto, Città di Bassano del Grappa e Comune di Rosà.

Nel 1525 Rosà divenne parrocchia sotto la protezione di Santa Maria e Sant’Antonio Abate. Nel corso di cinque secoli, le genti e il territorio a cui facevano riferimento hanno attraversato straordinari cambiamenti ed eventi epocali, ricordati all’interno dell’esposizione in una prospettiva temporale anche più ampia da alcuni pannelli didattico-narrativi approntati a cura di Stefano Zulian.
Il percorso espositivo, che si snoda oltre l’ingresso dalla monumentale e scenografica facciata neo-palladiana della chiesa di San Giovanni, conta più di 40 dipinti che occupano la pianta centrale, alcune cappelle e pareti dell’edificio, tutti provenienti dalla collezione della Fondazione, presieduta dal rosatese Antonio Menon. Nella cernita accurata, opere di venti artisti italiani e internazionali narranti la storia della comunità rosatese e i suoi elementi caratterizzanti attraverso i linguaggi del contemporaneo.

Realizzata con la partnership di Ursus, di Mirko Ferronato, e la collaborazione attiva di decine di volontari, la collettiva offre scorci e panoramiche del territorio del Bassanese e della sua evoluzione nel tempo, aprendo finestre evocanti il mondo del lavoro, il paesaggio coniugante terre e acque, la collettività che lo ha abitato e lo abita, inquadrata in momenti che esprimono emozioni e pensieri, miseria e nobiltà, storie individuali e di comunità, sentimenti laici e religiosi, in una miscellanea che invita a sostare più a lungo, a seconda del gusto personale e di ciò che si va cercando, in alcune stazioni, consapevoli che il tutto preso nella sua complessità e varietà genera un caleidoscopico, preciso, ritratto.

Dal figurativo che sfocia nel sacro degli enormi alberi potati realizzati al carboncino e poi dei giardini di Silvano Tessarollo, a inneggiare a una natura madre generosa, al sacro incarnato nei volti-ritratto di Beati, in omaggio alla potenza generatrice di uomini di chiesa, nella culla del territorio – inframezzati da una trasgressiva “Pietà” di Saturno Buttò; da paesaggi a matita che poi prendono colore abitati da casali in rovina che si profilano nelle campagne, a cura di Luciano Baldacci, al fasto monocromo, cupo nella Salute, di Venezia, dipinta da Tommaso Ottieri; da quadri dove a regnare come soggetti sono l’operosità e l’agire di mani, come nell’opera di Manuel Pablo Pace “Ieri, oggi, domani”, alla presenza di animali da soma ritratti con la dolcezza di una preghiera, come nelle opere di Marco Bettio; e poi scene evocanti sofferenze, dolore e guerre, una su tutte il volto urlante dipinto da Santiago Ydáñez, e stranianti ritratti di famiglia resi dolcemente spettrali, alla Ensor, di Nebojša Despotović.
Una stazione defilata ma “centrale” offre al visitatore l’immersione tra le atmosfere mistiche, cariche di simbologia, delle opere di Sergio Padovani. Un filo narrativo particolare, che fa cogliere a pieno l’assetto contemporaneo e anche internazionale dell’omaggio, è offerto dai titoli attribuiti alle opere in esposizione dai loro artefici: un andare frattale, da scoprire.


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